Vendemmia 2019. Ottime premesse per una grande annata

Vendemmia 2019. Ottime premesse per una grande annata

Il 24 ottobre a Castello di Meleto si è conclusa la vendemmia, iniziata con la raccolta del Pinot Nero lo scorso 5 settembre. “In cantina sono arrivate uve perfettamente sane - spiega l’enologo Matteo Menicacci - e, per quanto riguarda la quantità, siamo in linea con il 2018. Dal punto di vista qualitativo, si prevede una grande annata: lo stato sanitario delle uve ha permesso nei rossi macerazioni più lunghe dello scorso anno, ma bisognerà aspettare l’arrivo dei primi freddi, dopo la decantazione invernale, per un giudizio completo sui vini”.

L’agronomo Giovanni Farina spiega che la stagione invernale, abbastanza calda a gennaio e con carenza di piogge fino alla fine di febbraio, ha favorito il normale svolgimento delle operazioni in campo. La primavera è stata regolare nei primi due mesi, per poi registrare un cospicuo abbassamento delle temperature di circa 5° rispetto al 2018 e due grandinate su Poggiarso e Casi, che non hanno fortunatamente intaccato la qualità delle uve. L’estate è stata molto calda, a tratti torrida, e attraversata anche da qualche episodio di piogge torrenziali, registrando, poi, nella prima settimana di settembre, un abbassamento delle temperature per tornare a temperature ben superiori alle medie stagionali e ad escursioni termiche importanti fino alla prima settimana di ottobre. Ciò ha consentito una piena maturazione delle uve e uno sviluppo completo delle migliori note aromatiche; le piante hanno mantenuto un pH basso con conseguente alta acidità, nonostante un grado zuccherino sopra la media.

Il Sangiovese ha visto una maturazione omogenea e contemporanea su tutte le 5 zone (Casi, Poggiarso, Meleto, San Piero, Moci), con piccole differenze nei vigneti con altitudini maggiori, e ha al momento un buon equilibrio, una buona eleganza e la presenza di frutto: ben riuscite la divisione degli appezzamenti e le selezioni in vigna, che hanno portato a prove sperimentali di fermentazione alcolica in tonneaux aperti, con e senza raspi, dei migliori filari del vigneto Trebbio, dove si prevede, anche dopo la fine della fermentazione, un prolungato contatto con le bucce. “Dai primi assaggi, - conclude Alberto Stella, enologo entrato da poco a far parte dello staff di Castello di Meleto a fianco a Menicacci - i Merlot risultano essere complessivamente molto strutturati e potenti, con tenori alcolici sopra la media, maturi e fruttati al naso che daranno il meglio dopo la naturale decantazione invernale, sfecciatura e fermentazione malolattica. Molto interessanti sono i vini prodotti dalle uve di Parabuio e Casi Cannaio, dove si sono fatte selezioni a seconda delle tipologie di terreno”.